DELIZIE DI ORVIETO

TYPICAL ITALIAN PRODUCTS

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STORIA DEL MIELE

storia del miele
Il Miele è l’alimento più puro e meno trattato che la natura consegna all’uomo. Lavoriamo per mantenere questa purezza lungo tutte le fasi di lavorazione del Miele.
«Per noi l'apicoltura è un processo continuo di miglioramento e di ricerca finalizzato alla massima qualità e genuinità dei mieli che compongono la nostra gamma».

 

Dalle arnie collocate in campi incontaminati alla raccolta delicata e rispettosa delle api; dalla smielatura alle fasi di filtraggio e decantazione, dall’invasettamento fino alla distribuzione: controlliamo minuziosamente ogni fase della filiera per garantire una qualità semplice e trasparente. Il nostro miele non è mai sottoposto a trattamenti termici per non alterare le sue qualità fisico-chimiche e organolettiche e mantenere integre tutte le sue benefiche proprietà.

NATURALE

Interveniamo il minimo possibile sulla materia prima affinché giunga al consumatore nella sua purezza originale

UNIFLORALE

Proponiamo mieli uniflorali con un preciso profilo aromatico dato dall’attento posizionamento delle arnie nei periodi delle diverse fioriture.

TERRITORIALE

I nostri mieli possiedono una forte identità di territorio, raccontano la terra d’origine, i fiori e le essenze dei luoghi dove le api hanno bottinato.

NIENTE MISCELAZIONI

Non misceliamo miele di diversa natura per ottenere cristallizzazioni più uniformi.

NIENTE PASTORIZZAZIONI

Scegliamo di non pastorizzare il nostro miele per rispettare le qualità organolettiche e la territorialità del prodotto, salvaguardandone le naturali proprietà benefiche.

RARO

Abbiamo una selezione di mieli uniflorali rari e preziosi provenienti da alcune delle più vocate aree a livello italiano e internazionale

Com’è fatta un’arnia?

Com’è fatta un’arnia?

A fine maggio termina la raccolta del miele d’acacia, una delle qualità più conosciute, utilizzate e apprezzate, nonché una delle prime ad essere raccolte. In tutta Italia, delicatamente, gli apicoltori cominciano a estrarre il prezioso “nettare” dalle arnie.

Vi siete mai chiesti come è fatta un’arnia e come funziona questo strumento di lavoro? Ve lo spieghiamo in questo post.

UNA DEFINIZIONE DI ARNIA

L’arnia è una struttura artificiale creata dall’uomo per facilitare la crescita di una colonia di api e la successiva raccolta del miele. Un’arnia accoglie fino a 90 mila individui ed è un microcosmo razionale e organizzato: il suo compito principale è quello di dividere la zona della covata (nido) da quella della produzione e stoccaggio del miele (melario), al fine di poter estrarre i favi che lo contengono senza danneggiare le api.

L’ITALICA-CARLINI

La storia del miele ci ha consegnato molti tipi di arnia: in paglia, terracotta, ricavata da tronchi cavi, disposta in modo orizzontale o verticale. Sommariamente, le arnie possono essere divise in due gruppi: a favo fisso, ovvero in unico contenitore, e a favi mobili, divise in più contenitori (nido-melario). Sono quest’ultime le arnie tutt’ora impiegate in apicoltura perché salvaguardano le colonie di api: le arnie fisse ad unico contenitore infatti, costringevano gli apicoltori ad estrarre il miele scacciando o uccidendo l’intera colonia. Il perfezionamento dell’arnia a favi mobili, o razionale, si deve a Lorenzo Lorraine Langstroth, pastore e inventore statunitense che, nel 1851, scoprì lo «spazio dell’ape» e riorganizzò la struttura delle arnie. Oggi, l’arnia più diffusa nel nostro paese è l’Italica-Carlini, basata sull’arnia di Langstroth, successivamente modificata da Johann Blatt e Charles Dadant e adottata, nel 1932, dal Congresso nazionale degli apicoltori come modello di riferimento per l’esercizio dell’apicoltura nel nostro Paese.

LA STRUTTURA

La struttura dell’arnia Italica-Carlini si può essenzialmente dividere in tre parti: il fondo, il nido e il melario. Vediamole nel dettaglio.

FONDO (A)

Il fondo (1) è la base di appoggio di tutta l’arnia. Le caratteristiche principali sono tre: un’apertura sulla base che consente l’utilizzo di un fondo mobile (3), per controllare indirettamente lo stato di salute delle api; una separatore anti-varroa (2), che impedisce all’acaro parassita varroa destructor (molto diffuso tra le api) di risalire una volta caduto dal nido; una griglia metallica (4) posta all’ingresso del nido, che permette l’ingresso e l’uscita delle api bloccando l’accesso a insetti e animali di maggiori dimensioni.

NIDO (B)

Il nido è una scatola in legno al cui interno sono ospitati i telaini da nido (5), ovvero telaini mobili “armati” con fili di metallo su cui viene appoggiato il foglio cereo. Quest’ultimo è uno strato di cera in cui sono sovraimpresse cellette esagonali: serve per favorire la creazione del favo dove verranno allevate le api operaie. Il nido termina con la griglia escludi-regina (6) che impedisce alla regina, ma non alle operaie, di salire nel melario con la covata

MELARIO (C)

Il melario è un parallelepipedo di legno che viene posto sopra all’escludi regina. Come il nido, permettere l’appoggio dei telaini da melario (7). È qui che le api operarie, nei periodi di produzione, costruiscono i favi in cui depositare il miele che, lo ricordiamo, costituisce l’alimento della colonia durante la stagione invernale. Il melario è chiuso dal copri-favo (8), attraverso il quale l’apicoltore alimenta le api in caso di necessità, e il tetto(9), su cui viene fissata una lamiera metallica per garantire una maggiore protezione all’arnia contro gli agenti atmosferici.

 

Marmellata, composta o confettura?

Marmellata, composta o confettura?

Marmellata, composta o confettura? Questo è il problema. Vi siete mai chiesti quali sono le differenze mentre scegliete il vostro vasetto preferito? In questo post cerchiamo fare chiarezza, seguiteci!

POUR MARIE MALADE, LA MARMELLATA

Leggenda vuole che Maria de Medici, andata in sposa al francese Enrico IV, fu colpita da una grave carenza di vitamine. La corte si mobilitò in suo soccorso ordinando che i migliori agrumi di Sicilia giungessero alla sua tavola. Già, ma come conservarli durante un viaggio che poteva durare settimane? I cuochi italiani trovarono un sistema. Recuperando antiche tradizioni greche, che addensavano gli zuccheri della frutta bollendola e aggiungendo miele (conservante naturale per eccellenza – vedi il nostro post COME SI FA IL MIELE?), preparano dolcissime marmellate di agrumi che chiudevano in casse contrassegnate con la frase «pour Maire malade», per Maria ammalata. Il termine, entrato nell’uso volgare si contrasse in «marimalade», da cui «marmelade». 

IL MELE DI MIELE 

La vera etimologia di marmellata deriverebbe dal portoghese marmelo, originatosi dal latino melimelium sul calco greco μελίμηλον («melimelon», ovvero «mela di miele»). Con questo si indicava una dolcissima mela, ovvero la mela cotogna che, come si legge nei ricettari antichi, veniva fatta bollire per ottenere salse dal gusto inebriante e stucchevole. In realtà non si aggiungeva miele, perché, con la cottura, la mela cotogna trasforma la sua polpa dura e immangiabile in una salsa dolcissima, con spiccati profumi di miele.

Solo agrumi

Questa finta e divertente etimologia, svela in realtà la natura della marmellata: un concentrato semisolido di agrumi e zucchero. La normativa, come previsto dal decreto attuativo del 2004, ha stabilito che solo ed esclusivamente gli agrumi possono essere ridotti a marmellata, quindi occhio a come utilizzate il termine! Le marmellate, molto apprezzate nei paesi anglosassoni, si preparano con agrumi tagliati a pezzetti e cotti a lungo nello zucchero, fino a raggiungere una consistenza cremosa, con parti di buccia e polpa in sospensione.

Una curiosità

Per legge il quantitativo minimo di frutta utilizzato dev’essere del 20%, quello proveniente dall’endocarpo, ovvero dagli spicchi, deve essere almeno il 7,5%.

LA CONFETTURA

La confettura nacque con la scoperta della canna da zucchero. Il temine deriva dal francese confiture, cioè «confettare», «ricoprire di zucchero». Il miele venne progressivamente abbandonato nella creazione delle marmellate, in favore di altri dolcificanti come lo zucchero di canna e lo zucchero bianco. 

Normale o extra?

La legislazione europea in materia suddivide la confettura in due categorie: confettura e confettura extra. Per la confettura si possono utilizzare polpa e/o purea di una o più specie di frutta in quantità minima di 350 grammi su 1 kg di prodotto finito, il 35%. Se invece si utilizza solo ed esclusivamente polpa non concentrata di frutta con un minimo di 450 grammi per chilo (45%), allora si parla di confettura «extra».

CONFETTURE BREZZO, UN CONCENTRATO DI FRUTTA PURA

Se la legge prevede frutta minima per il 35%, le confetture Brezzo sono ottenute con il 120% di frutta garantita. Per ogni kg delle nostre confetture vengono cioè impiegati un chilo e 200 grammi di frutta fresca, cotta delicatamente (vedi sotto) e lasciata in pezzi. Utilizziamo solo zucchero di canna, il cui sapore esalta gli aromi e i sentori della frutta fresca.

LA COMPOSTA

La composta si differenzia dalla confettura per essere una salsa di frutta frullata e omogenea. Le composte risultano facili da spalmare, ideali per i ripieni dei dolci e per preparare torte e crostate.

C’è a chi piace speziata

La storia della composta si perde nella notte dei tempi. È però probabile che risalga alla Roma antica dove, per conservare la frutta, veniva immersa in un mix di vino passito, vin cotto, mosto, miele e spezie. Anche oggi la composta può contenere diversi tipi di frutta e spezie, come la nostra COMPOSTA DI MELE E ZENZERO, l’avete mai assaggiata?

 

LE COMPOSTE , BIOLOGICHE E SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI

Le nostre composte sono un concentrato di frutta da agricoltura biologica certificata dall’ente Bioagricert. Vengono realizzate senza zuccheri aggiunti, ovvero solo con gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta: sono dunque ideali per diete a basso contenuto calorico e prive di saccarosio.

QUALITÀ ;

Tutte le marmellate, le composte e le idee a sono realizzate a partire dalla migliore frutta, selezionata da fornitori di fiducia. Grazie all’impiego di una tecnologia di cottura sottovuoto, le temperature di lavorazione non salgono mai sopra i 60 gradi centigradi, garantendo un pieno rispetto della materia prima, che preserva le vitamine, i colori e gli aromi della frutta appena raccolta.

Un’ampia scelta!

Le marmellate, le composte e le confetture Brezzo si trovano in molti gusti e formati diversi. Tra le composte più particolari, segnaliamo quelle di Bacche di Goji (il superfrutto dalle molteplici proprietà fitoterapiche); di mela e zenzero (spezia conosciuta per le caratteristiche antinfiammatorie); di ciliegie visciole (dolci e succose); di mirtilli, di pesche e di albicocche tutti da coltivazione biologica. Tra le confetture e le marmellate quella di mandarini e arance di Sicilia; la marronata (confettura di marroni); e alcune ricette particolari come pesca amaretti e cacao o pera e limone.

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